24 gennaio 2012
Con 2 giorni di ritardo commentiamo il sesto turno delle squadre italiane impegnate in Amlin Challenge Cup. E per l’ennesima volta dobbiamo parlare di un en-plein di sconfitte e di un’altra sconfitta ai limiti dell’imbarazzante.
Partiamo subito da qui, con la larghissima vittoria di Bayonne su Rovigo, che deve soccombere per 92-6 in terra basca. Ora, d’accordo, con i francesi gioca gente del calibro di Mark Chisholm e altri campioni di un certo spessore, ma subire 92 punti è eccessivo. Non ci si può nascondere dietro la differenza esistente tra i club italiani e francesi, non solo almeno. In caso di partite proibitive sulla carta come queste c’è un solo imperativo, rispettare l’avversario e provarci con la migliore squadra a disposizione. E dare tutto fino alla fine, non sono ammissibili 59 punti subiti nella sola ripresa.
Anche il Petrarca esce sconfitto dal suo campo contro una squadra francese, ma il Tolone visto a Padova era un’altra cosa. Il fatto che dovesse vincere con il bonus ha fatto sì che gli uomini di patron Boudjellal scendessero in campo con una formazione spaventoamente forte, con ben 14 uomini su 15 che si potevano fregiare di aver vestito le casacche delle loro Nazionali. E in campo c’era una apertura inglese biondina nominato anche baronetto, che di nome fa Johnny Wilkinson, lo conoscete per caso?. Il Petrarca non ha sfigurato affatto nonostante il 50-6 finale, basti pensare che i francesi hanno dovuto aspettare l’ora di gioco per raggiungere il bonus, cosa che non dev’essere vista come “miracolo” o “crescita”, ma come sprone per migliorare sempre di più.
Prato aveva il compito più arduo in Galles contro i Dragons al gran completo (in campo c’erano reduci dal Mondiale come Lydiate e Faletau). E’ finita 45-16, con i gallesi già sicuri del bonus prima della mezz’ora e un secondo tempo orgoglioso da parte di Bocchino e soci, autori di due mete. Non era preventivabile un risultato tanto migliore per gli uomini di De Rossi, senza Wakarua e Ngawini (tra gli altri) per turnover.
E infine i Crociati. D’accordo, qui non si possono fare confronti con la squadra dell’anno scorso, gli Anversa e gli Iannone a togliere qualche castagna dal fuoco al piede non ci sono più, Ko’olofai è passato a Prato e in campo la formazione è giovanissima, ma vedere i Buchuresti Wolves venire a saccheggiare un campo italiano portandosi a casa anche il bonus è qualcosa che ti dice che non tutto sta andando per il verso giusto. E il fatto che il sito ufficiale parli di una prestazione orgogliosa e fiera dei suoi giovani fa capire a che punto siamo arrivati.
Gioire per una quarta meta avversaria arrivata all’ora di gioco, per “soli” tredici punti di scarto da una squadra romena o per aver segnato due mete subendone sette o otto non può essere l’obiettivo massimo di una coppa che ci mette a confronto col panorama europeo. La situazione è grave, in 24 partite le squadre italiane hanno subito più di 1000 punti e ne hanno fatti 199. Facciamo un rapido calcolo? Mediamente avremmo perso sempre 42-8..non è forse il caso di sedersi un attimo e parlarne di questa cosa? Poi, ne venga fuori quel che si vuole, l’importante è che il rugby italiano, come diceva Eduardo de Filippo in “Napoli milionaria”, “ha da passà a nuttata”. E il sole, purtroppo, deve ancora tramontare.
Cristian
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